15. Congiunti

03-05-2020 | quarantena

«Buongiorno.»
«Ciao papà, come stai?»
«Bene» dice. Mostra alla webcam il libro. «L’ho finito.»
«Grande! Cosa ne pensi?»
«Disperato?» propone con la faccia di quello che non sa.
«Almeno non hai detto bello.»
«Mi è piaciuto.»
«Il mio è un complimento. Non sei stato banale.»
«Mi chiedo ancora di chi sia.»
«Sarà della mamma.»
«Figurati. Non mi ha lasciato nemmeno il dentifricio.»
«Allora di una delle tue fidanzate.»
«L’avrò preso per fare figura.»
Stella ride. Nell’inquadratura la vede seduta sul letto, le ginocchia strette al petto. La stanza è allagata dal sole. Alle sue spalle, alla parete, domina un poster dai colori caldi. Una fila di pugni sollevati su una raggiera gialla e arancione. In alto porta scritto GNU/Linux, sotto UNIX FOR THE MASSES. Qualche diavoleria delle sue, pensa.
«Ora sei pronto per fare l’upgrade.»
«Parla italiano.»
«Ti regalo questo» dice sporgendosi fuori dall’inquadratura. Quando rientra gli mostra una copertina. «È quello che leggevo davanti al supermercato.»
«Il partigiano Johnny
«Lui.»
«Bello spesso.»
«Così farai una figura migliore.»
«Lo ordino su Amazon.»
«Scherzi? Te lo presto io.»
«E quando?»
«Siamo congiunti o no?»
«Per la fase due solo se viviamo nella stessa regione.»
«Sì, lo so.»
«Devi attraversare mezza Italia per venire da me.»
«Non possono tenerci chiusi per sempre.»
«Cos’è tutta questa voglia di venire a trovarmi?»
«Privazione di libertà.»
«Speravo di mancarti.»
«Non te la tirare.»
Si sente bussare e Stella si gira a parlare fuori dall’inquadratura. Si alza e lo abbandona a guardare il poster. Sente voci soffuse, poi la sua testa fa capolino dall’alto.
«Ti lascio alla mamma.»
Il tempo di soffiarle un bacio dalla mano e al suo posto compare la sua ex moglie. Si siede sul bordo del letto, sposta il portatile, regola lo schermo e si assesta.
«Ciao Andrea.»
«Paola. Come stai?»
«Bene. Un po’ di riposo finalmente.»
«Domenica a casa?»
«E lunedì. Non mi sembra vero.»
«Come va in ospedale?»
Fa spallucce e dice: «Reggiamo. Tu?»
«Da domani torno in ufficio. Tre giorni a lavoro, due di smart working.»
«Sarai contento.»
«Intravedo la normalità.»
«Goditela. Durerà poco.»
«Pensi?»
«Al virus non gliene importa delle fasi.»
«La situazione sta migliorando.»
«Siamo sul filo. Vedo ancora cose orribili.»
«Immagino.»
«Temo non sia ancora finita.»
«Sei pessimista.»
«Realista. E a pezzi.»
«Ti riprenderai, sei tosta. Passerà tutto.»
«Ci vorrà tempo.»
Distolgono entrambi lo sguardo. Skype diffonde le loro immagini silenziose e amplifica l’imbarazzo che provano ogni volta che tentano di parlarsi.
«Vedo che Stella tiene botta» cambia discorso lui.
«È in gamba. Si occupa della casa, studia, fa le sue cose. Non si lamenta mai.»
Negli schermi di entrambi il loro volto si distende, si illumina.
«Non sembra figlia nostra» dice Paola.
«Merito tuo. L’hai cresciuta tu.»
«È venuta su da sola. Non assomiglia a nessuno dei due.»
«Ha il tuo caratteraccio.»
«E la tua stupidità.»
Ridono.
«Non vedo l’ora di rivederla.»
«Anche lei. Vuole davvero venire a trovarti.»
«Siamo così diversi.»
«Mi sembra siate in sintonia. La quarantena vi ha fatto bene.»
«Dici?»
«Vi ha avvicinato.»
«Speriamo non faccia lo stesso con noi.»
Ridono ancora.


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